{"id":517,"date":"2015-03-18T07:56:01","date_gmt":"2015-03-18T06:56:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comitatosantacristinasepino.it\/go\/?page_id=517"},"modified":"2015-03-18T07:56:01","modified_gmt":"2015-03-18T06:56:01","slug":"anno-1843","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.comitatosantacristinasepino.it\/web\/anno-1843\/","title":{"rendered":"Anno 1843"},"content":{"rendered":"<p>Si torna a parlare della Chiesa di S. Cristina, dopo il terremoto del 1805. Riferisce cos\u00ec il Sindaco Capone: Dopo pochi anni venne ricostruita a spese della Cassa Comunale. Le volte della stessa vennero costrutte a cementi, tranne quella delle due braccia della Crociera e del Coro, le quali sconsigliatamente vennero fatte a cassone con semplice gesso. Dopo l\u2019elasso di poco tempo si viddero screpolate e l\u2019Amministrazione Comunale si \u00e8 veduta sempre nell\u2019obbligo a dare dei ripari onde non farle crollare; ristauri per altro che sono riusciti di poca durata.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno scorso, sia che attribuir si debba all\u2019impeto de\u2019 venti, o che le piccole liste di legno che sostenevano il gesso si fossero cariate, cadde in buona parte una di esse e miracolosamente non vi per\u00ec cittadino alcuno di quelli che ascoltavano la S. Messa. Dopo pochi mesi l\u2019istesso guasto avvenne in quella del Coro, e la terza minaccia tuttavia ruina. In tale stato di cose in seguito di una perizia che all\u2019uopo ho fatto redigere, si giudica indispensabile la ricostruzione di dette tre volte, da farsi a mattone, onde renderle durevoli, e mettere in sicuro la vita de\u2019 Cittadini e del Capitolo.<\/p>\n<p>La spesa \u00e8 di 177,50 ducati. Bisogna destinare a tale scopo la somma stanziata per la traversa, se si vuole provvedere.L\u2019Arciprete D. Valentino Vignone legge, \u201calla presenza del Capitolo convocato per la formazione de\u2019 nuovi Statuti Capitolari, la Prolusione Istorica descrittiva della Chiesa Insigne Collegiata di S. Cristina\u201d .<\/p>\n<p>Per la sua importanza storica, la relazione viene riportata quasi integralmente:<br \/>\n\u201cPriacch\u00e8 disperda interamente il tempo nel bujo della dimenticanza la memoria delle notizie, che in questa Santa Chiesa riguardano l\u2019origine con le vicissitudini, alle quali \u00e8 stata in ogni tempo soggetta, mi conosco nel sacro dovere Fratelli dilettissimi, di perpetuarle sino alla conoscenza dei nostri pi\u00f9 tardi successori, sempre per\u00f2 vere, inalterate sempre, sempre figlie della maestra delle grandi cose, e tali quali ci vennero dagli antichi storici trasmesse. Non disdegnarono questi di gittare i loro sguardi sulla rinomanza delle pi\u00f9 vetuste fra le Citt\u00e0 dei Pentri per farli quindi riverberare nel futuro tempo, come il sacro fuoco di Noemia, ascoso ad industria dai Sacerdoti pria della Babilonia cattivit\u00e0; fu poi veduto riardere sull\u2019altare degli Olocausti dopo rifabbricato della desolata Gerusalemme le mura. Che poi tutte si volessero a\u2019 nostri posteri trasmettere le notizie che la nostra Patria interessano fin dacch\u00e8 resisteva superba alle Aquile Romane, che finalmente vittoriose dispiegarono le ali conquistatrici sulla terra de\u2019 Pentri, anzicch\u00e8 restringerle allor alla somma di quelle che ci riguardano, dovremmo invece tuttavia riguardarne la origine, la condotta progressiva e l\u2019ingrandimento sotto tutti i rapporti considerato, sociale, cio\u00e8, politico religioso, ed estensivo sempre a quello delle altre Citt\u00e0 coeve, che gloria non inferiore si acquistarono nelle Sannitiche contrade. Ma no, non sar\u00e0 questo il fine del mio dire, e penetratato da un sacro sentimento di pi\u00f9 sacra filantropia, non intendo fare altro che dar durata alle notizie che la nostra Santa Chiesa unicamente interessar potranno.<\/p>\n<p>Sapranno cos\u00ec i nostri pi\u00f9 tardi posteri che la Chiesa di Sepino pareggi\u00f2 per pi\u00f9 secoli con le altre tutte del Sannio, che menano oggi a gloria le proprie onorificenze; parlo di Bojano, Alife, Telese, Isernia ed altre, e che se oggi vedesi essa la nostra Chiesa non decorata del glorioso titolo di Cattedrale, annunzia per\u00f2 a quelli, che al presente la contemplano, il destino dei Numi sbandito dall\u2019Olimpo, quando ridotti alla vile condizione di pascolare armenti, e maneggiare aratri, colla nobilt\u00e0 della fisonomia, e colla purit\u00e0 del sangue, che ad essi nelle vene scorrea, si appalesavano sempre per quelli che erano stati un tempo.<\/p>\n<p>L\u2019antichit\u00e0 della nostra Santa Chiesa si confonde, a dire il vero, con quella della nostra Patria, e senza risalire, come potremmo fare volentieri, al Secolo degli Apostoli, il primo che sappiamo di avere a Sepino la Episcopole Dignit\u00e0 occupato, fu nell\u2019anno 464 dell\u2019era della rigenerazione il Vescovo Palladio, che intervenne al Concilio Romano celebrato sotto il Pontificato d\u2019Ilario, e ne sottoscrisse gli atti cos\u00ec: Palladius Episcopus Saepinatis; atti che per testimonianza di Ughelli \u2026 nella sua Italia Sacra, originalmente si conservano nella Vaticana Biblioteca.<\/p>\n<p>L\u2019immediato successore di Palladio nella Episcopal Cattedra di Sepino sappiamo essere stato il Vescovo Proculejano, ed intervenne questi del pari ai Concili Romani III, IV, V e VI tutti celebrati sotto Simmaco Papa; Concili a\u2019 quali non manc\u00f2 di intervenire Lorenzo Vescovo di Bojano, dei quali tutti si conservano gli atti nella Biblioteca Vaticana contemporanea-mente cos\u00ec sottoscritti: Proculejanus Espiscopus Saepini &#8211; Laurentius Espiscopus Boviani.<\/p>\n<p>Ci venne in altri tempi, da noi non molto lontani, opposto non doversi alcuna credenza prestare all\u2019istorico Ughelli per essere stato tale rinomato scrittore illuso dai falsi rapporti dei Sepinesi in tempo che trattava la penna per non defraudare la posterit\u00e0 delle pi\u00f9 onorevoli ed interessanti notizie.<\/p>\n<p>Vada cos\u00ec la cosa; ma a disdoro dei nostri opponenti, ci troviamo nel caso di riflettere che se l\u2019Ughelli fu, come si crede, ingannato, potr\u00e0 credersi che lo siano stati ugualmente l\u2019Ostiense, il Sarnelli, il Ciarlante, con tutti gli altri antichi e moderni Scrittori, che per gloria del vero non hanno fatto silenzio dell\u2019antichissima Santa Chiesa di Sepino? Pot\u00e8 forse essere del pari illuso il Padre Arduino, che nella Collezione dei Concili al Tomo Terzo pagina 40 riporta i precitati Concili cos\u00ec sottoscritti da due Vescovi di Sepino?<\/p>\n<p>Facciano dunque silenzio i nostri oppositori, e per non perdere di vista le cronologiche notizie riguardanti la nostra Chiesa, facciamoci ad osservare che desse neppure mancano fra le svantaggiose vicende dell\u2019ottavo secolo della cattolica rigenerazione, tempo in cui la iniqua e sacrilega persecuzione data specialmente ai Vescovi, e Clero da pi\u00f9 iniquo e sagrilego Leone Isauro, e la spietata invasione dei Saraceni con alla di loro testa il barbaro Seodam infedele ed acerrimo nemico del Cristiano Culto, furono la nefanda causa perch\u00e8 fossero stato coi Pastori dispersi i greggi. Fu questo il tempo in cui nella Campania e nel Sannio specialmente furono le Chiese vedovate dei propri Pastori, e dichiarate perci\u00f2 come immediatamente soggette alla Santa Sede, per quanto ne attesta Carmine Fimiani. \u2026 Eccoci dunque contribuiti nella incontrastabile certezza di essere stata la nostra Chiesa per pi\u00f9 secoli governata da propri Vescovi. E potr\u00e0 mai credersi che, ristabilita la pace, e restuita la palma alle Chiese tutte del Sannio, dov\u00e8 fra queste la solo Sepino proseguire ad essere la proscritta, la sola creduta indegna del proprio Pastore?<\/p>\n<p>Preveggo le difficolt\u00e0 che potranno addursi contro le mie asserzioni, di essere cio\u00e8 innegabile che l\u2019antica Chiesa di Sepino abbia avuto i suoi Vescovi, ma che questi cessarono colla distruzione dell\u2019antica Citt\u00e0, di cui oggi con le pupille bagnate di lagrime guardiamo i robusti avanzi, e che disperse le reliquie degli antichi Sepinati per la orrenda invasione dei pi\u00f9 orrendi barbari Saraceni, i quali seppero sterminare ci\u00f2 che conservar volle la Romana potenza, si rifuggirino desse sulle inaccessibili alture dei monti, senza trasportare seco loro la gloria che la freggiava anche sotto la dura oppressione delle trionfatrici aquile Romane.<\/p>\n<p>Alle questioni di fatto, si risponde di fatto. E per verit\u00e0 che non meno di tanto si conosce col gittare lo sguardo sulle Citt\u00e0 tutte del Sannio, cos\u00ec come sono nel presente tempo. Bojano, Isernia, Alife, Telese, son desse le Citt\u00e0 medesime che grave opposero la resistenza alle Romane Legioni, quando erano guidate dai Fabi e dai Papiri?<\/p>\n<p>Se dunque questi attuali simulacri delle antiche e robuste Citt\u00e0 dei Pentri non hanno di comune coi loro prototipi che il sol nome, oltre al suolo su cui quelle giacevano, e con tutto questo han conservato le antiche onoreficenze delle Sante Cattedre Vescovili, perch\u00e8, ripeto, la sola Sepino doveva esser la proscritta, la sola creduta non degna del proprio Vescovo? Ogni sano modo di analogicamente argomentare ci mena a conchiudere che o Sepino non sia stata mai coeva delle altre Citt\u00e0, che vantano rinomanza nel Sannio, o che se lo sia stata dov\u00e8 con esse tutte subire le vicende istesse alternatamente buone ora, ora svantaggiose, secondo le varie circostanze del tempo, e delle politiche alterazioni dai medesimi tempi prodotte \u2026 \u00e8 conseguenza di approvare e conchiudere che con tutte le Citt\u00e0 del Sannio riacquist\u00f2 Sepino il proprio Vescovo dopo sedate le tempeste nell\u2019Italia, tutta posta in disordine dalla rabbiose invasioni dei barbari orientali.<\/p>\n<p>Per verit\u00e0 neppure mancano notizie concernenti al nostro proposito anche dopo il decimo secolo della Cristiana credenza, e che sia cos\u00ec portiamoci per poco l\u00e0 fra le mura della Patria di Felice IV, di Vittoreo III, e di Gregorio VIII, a svolgere le antiche Metropolitane Scritture, e troveremo ragioni a credere di non andare errati nel proposto divisamento, mentre nella sua Italia Sacra tomo ultimo, pagina 526, riporta Ughelli la Cronaca Beneventana del Monistero di S. Sofia, donde rilevasi che nel mese di giugno del 1095 Ugone Conte di Bojano, e Ruggiero figlio del Conte Ridolfo donarono all\u2019Abate di detto Convento per nome Machelviro, Castelvecchio picciol paesetto che giaceva sulla vetta di ameno colle a poca distanza da Sepino, donazione alla quale intervennero, e che sottoscrissero due Vescovi\u2026Dalle riferite istoriche autorit\u00e0 ad evidenza si raccoglie che nel 1095 e 1113 aveva Sepino il proprio Vescovo che sottoscrisse gli atti delle donazioni unitamente al Vescovo di Bojano \u2026 Viene inoltre Sepino in tali donazioni equiparato a Benevento colle espressioni in esse usate, e riferite da Ughelli cio\u00e8 in veteri Beneventana Civitate e poco dopo in veteri civitate Saepini.<\/p>\n<p>Il titolo di Citt\u00e0, come nel presente tempo, allor non si concedeva che a quelle nelle quali risiedevano i Vescovi, e di fatto reggeva allora in Sepino l\u2019Episcopale Cattedra il Vescovo Giovanni \u2026 Vi \u00e8 in seguito tutta la ragione a credere che i Vescovi di Sepino avessero avuto la non interrotta durata sino al 1456, tempo in cui volle l\u2019Onnipotente non resistere alle prevaricazioni di questi popoli, e scosse col volger di un ciglio fin dalle fondamenta la terra, per richiamarli nel diritto sentiero come tralignati dalla Santa Religione, e pi\u00f9 di ogni altro gli Ecclesiastici, che, ingranditi dalle donazioni dei potenti, espiatorie delle loro iniquit\u00e0, si eran perci\u00f2 menati ad un lusso che loro non conveniva, e che fu poi la funesta cagione onde videsi affievolire quella purit\u00e0 di costume che fu istillata nel cuor dei veri credenti nei primi Secoli della Chiesa.<\/p>\n<p>Dopo tante disvantaggiose vicende, che fecero disperdere il Santo deposito delle pi\u00f9 religiose scritture fra le ruine di desolata Citt\u00e0 si vide la dura occasione, in cui la prima volta si trov\u00f2 la Cattedra di Sepino data in deposito alla Cattedra di Bojano, forse in virt\u00f9 di ci\u00f2 che leggesi nel canone XII del Concilio di Calcedonia, che ci d\u00e0 buon motivo a credere che doveva tal deposito perdurare sino alla restaurazione della Citt\u00e0 desolata, e finch\u00e8 riprodotto si fosse il numero della popolazione falcidiata per allora dalle ruine degli edifizi, che gli uni sugli altri crollarono per la instabilit\u00e0 della convulsa terra \u2026 Mentre stava dunque la Chiesa di Sepino depositata alle provvide cure di quella di Bojano, siccome ci viene incontrastabilmente suggerito dalla infallibile autorit\u00e0 di un Santo Concilio, in cui ravvisar dobbiamo del Dio medesimo la voce, mentre stava risorgendo dalle sue rovine la nostra patria, e quanto prossimo all\u2019antico splendore si disponeva a richiamare il prezioso deposito, che stava praticamente commesso alle cure del Vescovo di Bojano fu allora che la provata giustizia di Dio non contenta dei gastighi che afflissero l\u2019Italia tutta con le invasioni, con le guerre, coi tremuoti, volle anzippi\u00f9 sempre affliggerla con farle vedere in luride sembianze la morte, e cos\u00ec il desolante flagello della peste non tard\u00f2 a venirle sopra, ed aspargere il terrore in tutte queste contrade nel 1656 \u2026 Detta pestilenza marc\u00f2 per noi l\u2019epoca sfortunata di troppo, come quella in cui cominciarono a disperdersi le pi\u00f9 accurate notizie, che della nostra Santa Chiesa garantivano il decoro e le pi\u00f9 fulgide onorificenze \u2026 Eccoci ad un punto di tempo in cui nulla di preciso pi\u00f9 ci costa sulle alterazioni, alle quali doveva essere soggettta la Sepinate Vescovil Cattedra, e solo ci vediamo nella franchezza di poter ineluttabilmente asserire che Sepino conserv\u00f2 nel suo Arciprete il Simulacro di quei Vescovi, che forse mancarano dal 1456 per le finora esposte ragioni. Ci viene dettato da irrefragabili documenti, che questa Arcipretale Dignit\u00e0 quasi tutte in s\u00e9 restringe le Prelatizie onorificenze, mentre nominato l\u2019Arciprete, secondo l\u2019antica disciplina della Chiesa dai voti del Clero, come unicamente praticavasi nella nomina dei Vescovi, non riconosceva la Canonica istituzione che direttamente dal Sommo Pontefice \u2026 Dur\u00f2 questo modo di onorifica nomina dell\u2019Arciprete riservata esclusivamente ai voti del Clero sino al 1656, tempo in cui per la prima volta videsi frammischiato anche il popolo a tale nomina, e di ci\u00f2 fu causa la lurida peste, che avendo ridotti a pochi gli Ecclesiastici, vi fu fatta la necessit\u00e0 di dover invitare anche il popolo alla elezione del proprio pastore.<\/p>\n<p>Il primo ad essere stato cos\u00ec eletto ad Arciprete fu in detta epoca Giovanni Lucinio, che venne confirmato nella nomina fatta dal Clero e popolo con apposita Pontificia Bolla, e fu questa la prima occasione in cui questa Arcipretale Dignit\u00e0 fu riconosciuta come di gius patronato misto tra Clero e popolo, come ci contestano le innumere Bolle della Santa Sede spedite da detto anno 1656 sino al 1835, epoca molto vicina, quando l\u2019attuale Sommo Pontefice felicemente regnante sul trono di S. Pietro, canonicamente confirm\u00f2 nell\u2019Arcipretale Dignit\u00e0 me che sono il maggiore dei peccatori, il pi\u00f9 vile fra i servi di Dio \u2026 Stimo superfluo a tutta ripetere la serie cronologica de\u2019 Vescovi che non mai ha disgiunto dal titolo di Bojano quello di Sepino, anzi giova in fine ricordarvi che l\u2019ultimo Vescovo, che si cred\u00e8 maggiormente da questo titolo decorato fu Monsignor D. Niccola Rossetti, titolo che costantemente sostenne per quaranticinque anni dal 1774 al 1819, tempo in cui cess\u00f2 di essere mortale, ed in cui fu sepolto nell\u2019oblio questo titolo tanto glorioso per la nostra Chiesa, come discese fra gli orrori del Sepolcro l\u2019onorato corpo di chi avealo menato innanzi con tanta decorosa pompa e gloriosa onorificenza \u2026 Questa Citt\u00e0, come abbiamo veduto, caduta per un cocervo di disgrazie nell\u2019abbiezione, e seduta solitaria nella spessezza del proprio dolore per un secolo e pi\u00f9, dopo il 1656 non pot\u00e8 risorgere a novella vita, che al principiare dell\u2019ottavo secolo dopo il mille. Fu allora che le scienze, le lettere, le arti, l\u2019agricoltura incominciarono a svilupparsi dai sopiti sonni in ragione diretta della popolazione, che sempreppi\u00f9 andava ad aumentarsi di numero, ed il primo passo del rinascente incivilimento non fu certamente diretto, che al punto a cui i voti di tutti convergevano.<\/p>\n<p>Si elevarono perci\u00f2 a dolce speranza quei benemeriti nostri maggiori di vedere presto restituita all\u2019antico splendore questa Chiesa\u2026 La dipinsero perci\u00f2 con vivi e commoventi colori alla Santit\u00e0 di Clemente XII, che stringeva fra le mani le Chiavi di S. Pietro nel 1739, e nella certa speranza di vedere soddisfatti i propri voti, implorarono il richiamo del Sacro deposito affidato al Vescovo di Bojano, e la reintegra in tutti i diritti della Cattedralit\u00e0.<\/p>\n<p>La Santa memoria del detto Sommo Pontefice rischiarata all\u2019oggetto da una lotta e fedele relazione favorevolmente emessa dal Vescovo Manfredi, se non rese compiutamente paghe, non tard\u00f2 per\u00f2 di contentare in parte le fervorose dimande di quei filantropi nostri maggiori, e con Bolla dell\u2019anno istesso, munita di Regio assenso, dichiar\u00f2 Insigne Collegiata questa Chiesa \u2026 Fu con l\u2019anzidetta Bolla in perpetuo riservata la nomina dell\u2019Arciprete al Capitolo, Clero e Popolo tutto\u2026\u201d. (APS)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si torna a parlare della Chiesa di S. Cristina, dopo il terremoto del 1805. Riferisce cos\u00ec il Sindaco Capone: Dopo pochi anni venne ricostruita a spese della Cassa Comunale. 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