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SEPOLCRO DEL VESCOVO ATTILIO

Sepolcro del Vescovo Attilio, in origine situato nella chiesa di S. Stefano, fu fatto costruire dal fratello nel 1536, semplice nello stile, ma ben curato. Ai lati dell’iscrizione – la più antica esistente nella Chiesa – notare i due stemmi episcopali, che si ritrovano ancora oggiall’esterno del palazzo sito nei pressi della Porta Orientale. Attilio Antonio nacque a Sepino nel 1476, fu arcidiacono della cattedrale di Boiano, Vescovo di Termoli e vicario di Benevento.

ALTARE NAVATA LATERALE

Altare del XVIII secolo, in marmo con intarsi policromi. Ai due lati è visibile lo stemma gentilizio della famiglia della Leonessa: a destra una croce bianca su campo rosso; a sinistra due torri merlate su campo oro; ai lati due leoni rampanti. Sopra l’altare, è posta la tela della “Madonna del Riposo” raffigurante la Madonna, S. Elisabetta e S. Giovanni Battista, pregevole copia della celebre opera “La Madonna della Gatta” dipinta da Giulio Romano tra il 1522-1523.

ALTARE DEL XVIII SECOLO

Altare del XVIII secolo, in marmo con intarsi policromi, con al centro una croce raggiata, attribuibile alle opere realizzate dalla famiglia della Leonessa. Sull’altare la tela della “Annunciazione”.

SEPOLCRO BRINI

Sepolcro dedicato dal marito alla moglie Tommasina Brini, come pegno dell’amore maritale. Di linee semplici, con iscrizione di stile classicheggiante, edificato nel 1825.

DIPINTO S. NICOLA DI BARI

S. Nicola di Bari. Dipinto di autore ignoto realizzato nella prima metà del secolo XIX, presenta forte carattere devozionale. La datazione è controversa; per alcuni studiosi potrebbe risalire, invece, al XVII secolo. L’iconografia dell’opera risulta molto distante da quella classica; infatti, al posto dei tre bambini salvati dal Santo e posti in un secchio, ai suoi piedi troviamo S. Antonio di Padova. E’ stato restaurato nel 1995.

DIPINTO DEL MIRACOLO DI S. CRISTINA

Dipinto del miracolo di S. Cristina che libera una donna posseduta dal demonio. L’opera, di ignoto pittore locale, datata 1838, è un ex-voto e raffigura un episodio effettivamente avvenuto come è testimoniato da documenti esistenti in archivio. Nella scena in alto è rappresentata S. Cristina, più in basso l’arciprete esorcista don Valentino Vignone, al centro la donna ormai esorcizzata, con la rappresentazione immaginaria del demonio. Ai lati due gruppi di persone assistono all’evento, da una parte i congiunti, dall’altra alcune donne di Sepino.

FONTE BATTESIMALE

Fonte battesimale, XVII secolo, in pietra con base a colonna a forma piramidale. In alto baldacchino in legno con rappresentazione dello Spirito Santo.

ORGANO

Organo databile al 1742 con cassa a tre elementi a cuspide con decorazioni in legno dorato, ai lati due figure di angeli. Rifatto, in sostituzione di altro più antico, a seguito dei lavori patrocinati da Giuseppe della Leonessa, Principe di Sepino. Danneggiato dal terremoto del 1805, fu ripristinato nel 1828 dal maestro organare Giuseppe Diamante Mascia di Agnone. Ha funzionato fino al 1970.

LA CRIPTA

L’ingresso alla cripta è stato riadattato nel corso degli anni 1974-75 . In occasione dei lavori, è stata portata alla luce la colonna e la parte di arcata visibili sulla sinistra, risalenti all’edificio originale più antico. La balaustra, con ricca decorazione a traforo con marmi policromi, del XVIII secolo, originariamente era posta sul limite del presbiterio, sopra i gradini. La Cripta è stata restaurata negli ultimi mesi del 1998, a seguito dei lavori programmati in occasione del IX Centenario dell’arrivo delle Reliquie di S. Cristina, cadente nel 1999.

L’intervento, resosi necessario per l’esecuzione di alcune opere di bonifica, ha comportato la sistemazione delle pareti laterali con pietra a vista, e della pavimentazione. Il presbiterio è stato impreziosito con una decorazione policroma a pavimento. Essa rappresenta la lampada della fede, che ha generato il dono della verginità, i gigli e la forza del martirio, la palma. L’acqua allude al martirio della Santa ed al Battesimo. Le pareti del presbiterio sono state completate con paraste e cornici in pietra lavorata e marmo, e arricchite da due tavole pittoriche. Quella di destra raffigura Santa Cristina, vergine prudente, che riceve la corona di sposa di Cristo. Su quella di sinistra è rappresentato il patrocinio di S. Cristina sulla comunità di Sepino e il sepolcro di S. Cristina a Bolsena. Le opere sono state eseguite dal Prof. Marcello Moscini, con una antichissima tecnica a tempera d’uovo su foglia d’oro.

La prima iscrizione che si vede scendendo, su una lastra marmorea sagomata e rilevata, riferisce la consacrazione dell’altare dedicato alla Madonna del Riposo, avvenuta nel 1726 ad opera del Vescovo Francesco de Baccari. A sinistra, una epigrafe, decorata alle estremità con figure di cherubini, risalente al 1645, commemora la famiglia Vecchio. Sotto l’iscrizione è visibile lo stemma nobiliare con tre stelle su tre monti sorgenti dal mare. Scesi nella Cripta, nell’arco di ingresso, sono visibili due iscrizioni.

La prima, più in alto, è una lastra epigrafica con al centro lo stemma della famiglia, che riferisce la costruzione della Cripta nel 1570. La seconda iscrizione ricorda la consacrazione dell’altare e della Cripta avvenuta nel 1739, per opera del vescovo di Boiano-Sepino D. Antonio Manfredi. La struttura attuale della Cripta ricalca integralmente quella antica; dietro una cancellata in ferro è visibile l’altare di S. Cristina. La statua di legno antica e rimaneggiata, di pregevole fattura, sorregge con la mano sinistra Sepino, mentre nella destra mostra una freccia, simbolo del martirio, e una palma. Secondo la tradizione la statua verrebbe portata in processione solamente ogni cento anni. In segno di rispetto, i fedeli si allontanano senza mai voltare le spalle alla Santa. Sul muro di destra, prima dell’altare, è visibile una porta in noce databile all’inizio del XVII secolo. In origine era la porta della cantoria della Cappella del Tesoro. Le due specchiature, con cornici intagliate, mostrano inferiormente una figura di cherubino e nella parte superiore lo stemma dei Carafa.

In alto lo stemma in pietra del Municipio di Sepino. Scesi alcuni scalini ci si trova in un ambiente, da porre in relazione con le opere per la costruzione del Tesoro, dove sono custoditi alcuni ex voto e oggetti sacri. Su un lato, la chiesa di S. Carlo Borromeo, con una ricca cornice con elementi fogliacei intagliati. Il reliquiario, riferibile al XVIII secolo, è sormontato dalla maschera funebre autentica di S. Carlo; fu regalato dal Cardinale Pignatelli, arcivescovo di Palermo, al sepinese Carlo Arienzale Chiarizia, Presidente della Suprema Corte di Giustizia a Reggio Calabria nel 1838.

Lateralmente alla cripta, nel 1966, sono stati realizzati la Cappella della Passione, con l’altare della Madonna Addolorata e Gesù morto, e una serie di cappelline con la rappresentazione della Passione di S. Cristina. L’opera, formata da otto scene che ricordano il battesimo, il martirio e la morte della Santa, è composta con pregevoli sculture in legno del maestro Musner di Ortisei.

CORO

Coro ligneo a due ordini di posti dove si riuniva il Capitolo. Opera veramente pregevole, ascrivibile al XVIII secolo, restaurata nel 1991. I pannelli decorativi degli stalli, finemente intarsiati, rappresentano prevalentemente composizioni di frutta e uccelli; si differenzia il pannello centrale che raffigura una scena della creazione. Nel secondo pannello da sinistra si notano delle case addossate a un colle ove sorge un castello: Sepino. Al centro del coro, un leggio in noce sempre del XVIII secolo.

ALTARE DI S. GIUSEPPE

Sul lato sinistro del presbiterio è l’altare di S. Giuseppe. Sulla parete laterale l’iscrizione ricorda la dedica dell’altare maggiore e della Chiesa a Dio e a S. Cristina da parte del vescovo Nunzio, de Baccali, avvenuta nel 1726.

ACQUASANTIERA

Acquasantiera in pietra del XVII secolo, di buona fattura con base a forma di piramide, con figura di S. Cristina scolpita in bassorilievo sul basamento.

ICONA DI S. CRISTINA

Moderna icona, opera del Prof. Marcelle Moscini, raffigurante S. Cristina. Ricordo del gemellaggio tra le comunità di Bolsena e Sepino, ratificato l’8 gennaio 1995.

CAPPELLA DI S. CARLO BORROMEO

Cappella di S. Carlo Borromeo, realizzata, così come ricorda l’iscrizione nella parete di destra, dai signori Carlo e Tommaso Maglieri, per grazia ricevuta a seguito del crollo, nel 1737, di un arco della casa. L’altare, consacrato nel 1740 dal vescovo di Boiano -Sepino Domenico Manfredi, è sormontato da due colonne che sorreggono una ricca trabeazione con volute e stemma centrale, risalente al XVIII secolo. Rappresenta un “unicum” nella produzione settecentesca molisana.

Al centro una ricca cornice in legno intarsiato e dorato custodisce quindici pregevoli reliquari artisticamente riferibili all’artigianato napoletano cinquecentesco. Davanti all’altare una interessante e rara testimonianza di decorazione pavimentale settecentesca con motivi geometrici ed elemento floreale centrale.

Sulla parete sinistra tela del miracolo di S. Cristina, del XVII secolo. Il dipinto realizzato da un ignoto artista meridionale informato sugli esiti della pittura napoletana del periodo relativo alla dominazione spagnola. Di un certo interesse risulta l’effetto cromatico, esaltato da un intricante gioco di luci ed ombre. La composizione è particolarmente dinamica: intorno al capezzale del malato ruotano una serie di figure intente ad aiutare o ad invocare il miracolo.

TELA DELLA “MADONNA DELLE GRAZIE”

Tela della “Madonna delle Grazie“, raffigurante la Madonna tra S. Giuseppe e S. Francesco di Paola, dipinta nel 1816 dal pittore romano Giovanni Maria Griffon, più noto per aver eseguito due tele per il principe ereditario Francesco I nella Regia di Casetta. Restaurata nel 1994.

ALTARE DEL SACRO CUORE

Altare del XVIII secolo, in marmo con intarsi policromi, fiancheggiato da due figure di cherubini scolpite. Attualmente dedicato al Sacro Cuore.

ALTARE DI S. ANTONIO

Altare del XVIII secolo, in marmo con intarsi policromi, del tutto uguale al corrispettivo di fronte. Attualmente dedicato a S. Antonio.

SAGRESTIA

Sulla porta di ingresso della attuale sagrestia, grande testo epigrafico sovrastato da uno stemma gentilizio suddiviso in quattro campi; nella parte superiore le insegne della famiglia della Leonessa. Il testo ricorda l’opera della famiglia, Signori di Sepino nel XVIII secolo, all’interno dell’edificio di culto, prevalentemente nella Cappella del Tesoro, per il restauro, la edificazione dell’organo, della transenna in marmo, dell’altare maggiore. E’ anche riportato il collegamento di parentela con i Carafa e le loro opere.

CAPPELLA CARAFA

Dalla navata laterale si accede al “Tesoro”, una pregevole cappella a semplice pianta rettangolare più volte rimaneggiata. Sono documentati gli importanti interventi del 1740, del 1874, del 1948. Nel 1963 fu completamente rifatta l’attuale decorazione. Il Tesoro è il luogo più caro alla devozione perché custodisce le reliquie del braccio di S. Cristina. L’elegante portale in pietra locale scolpita in stile baroc-cheggiante, è chiuso da una porta in noce, intagliata, con figure di angeli nella parte superiore e volute floreali nella parte inferiore, opera di artigiani locali. In alto lo stemma di Francesco Carafa suddiviso in due parti, con le insegne dei Carafa (campo rosso con tre fasce argento) e quelle dei Caracciolo, sua moglie (Icone rampante azzurro in campo oro).

L’iscrizione sull’architrave ricorda l’anno di costruzione del Tesoro, 1609, da parte del principe di Sepino Francesco Carafa, che erogò la somma di 2.000 ducati. Sempre a cura del principe F. Carafa – come ricorda il grande specchio epigrafico sito sull’ingresso della sagrestia – il Tesoro fu impreziosito da bellissime pitture e mosaici e dotato dei busti in rame argentato dei santi Giovanni Battista, Nicola, Biase, Antonio abate, degli apostoli Giacomo, Filippo, Andrea e del martire Sebastiano. I busti in rame argentato, di pregevole fattura, riferibili all’artigianato napoletano del primo seicento, sono custoditi in otto nicchie ricavate nelle pareti del Tesoro e chiuse da sportelli originali in legno, a doppia anta, con eleganti intagli che includono lo stemma dei Carafa.

Le nicchie con cornici in pietra ornate con motivi geometrici, stilisticamente tardo cinquecentesche, sono risalenti all’epoca di fondazione della cappella. L’altare, databile al 1742, a ricchi intarsi policromi con cornice a volute, reca al centro una cornice che circoscrive la croce raggiata; ai lati dell’alzata due teste di serafini. In basso, più indietro, sono visibili gli stemmi partiti delle famiglie della Leonessa e di Somma.

Il presbiterio è delimitato da una balausta decorata a volute ed elementi floreali, a trafori, in marmi policromi. Opera veramente pregevole riferibile alla metà del 1700. Sull’altare in una nicchia, con una ricca cornice e sormontata da una lunetta decorata a mosaico, è custodito il busto reliquiario di S. Cristina. L’opera in argento e rame dorato, del XVII secolo, è attribuibile all’area artistica napoletana.

La mano destra della Santa avvolge, con un gesto protettivo, Sepino; la sinistra sorregge una palma e un ramo fiorito, in ricordo della sua verginità e del suo martirio. Il volto risalta da una complessa acconciatura raccolta sulla nuca.

Sul petto una teca ovale, circondata da una ricca cornice a cesello. La reliquia del braccio di S. Cristina è conservata in un avambraccio in argento sbalzato e cesellato, opera di argentieri napoletani tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. Secondo altri studiosi potrebbe essere più antico e risalire al XV secolo. Ai lati dell’altare due torcieri in legno del XVII secolo, finemente intagliati, restaurati nel 1997, mostrano nella base gli stemmi della famiglia Carafa.

Il fusto, decorato con fregi, baccelli e teste, è sorretto da tre cherubini. II soffitto restaurato nel 1963 con decorazioni dorate, mostra tre affreschi del pittore Leo Paglione. Esse rappresentano S. Cristina tra gli emigrati, l’arrivo dei pellegrini con le reliquie di S. Cristina, la consegna delle reliquie al Consiglio degli Anziani. Sulla parete di fondo è rappresentata la Crocifissione, sempre opera del pittore Leo Paglione.

CAPPELLA DELLA IMMACOLATA

Sul lato destro del presbiterio è l’altare oggi dedicato alla Immacolata Concezione. Sulla parete laterale l’iscrizione ricorda la costruzione, nel 1630, dell’altare dedicato a S. Antonio di Padova (precedentemente intestato a S. Giovanni Evangelista) ad opera della principessa di Sepino, Lucrezia Caracciolo, moglie di Francesco Carafa. Questa iscrizione riporta la più antica denominazione di Cattedrale riferita alla Chiesa di S. Cristina.

ALTARE MAGGIORE

Altare maggiore prezioso per i ricchi intarsi policromi in marmo, con decorazioni floreali, con al centro una croce raggiata. L’alzata a due livelli, in marmo nero, impreziosito da una decorazione con fiori di madrcperla, mostra ai lati due teste scolpite di cherubini.

Risale al XVIII secolo e fu consacrato dal vescovo di Telese, Francesco de’ Baccari il 3 maggio 1726. L’altare è sormontato da un Crocefisso in legno, opera recente dello scultore Musner di Ortisei. Al centro del presbiterio l’altare realizzato nel 1975, secondo la nuova liturgia. E’ sorretto da due mensole in marmo del XVIII secolo, scolpite con figure di cherubini. Originariamente decoravano l’altare maggiore.

 

SEPOLCRO DEL VESCOVO ATTILIO ALTARE DEL XVIII SECOLO DIPINTO DEL MIRACOLO FONTE BATTESIMALE

 

CRIPTA CORO ICONA DI S. CRISTINA CAPPELLA DI S. CARLO BORROMEO

 

CAPPELLA CARAFA ALTARE MAGGIORE

testi a cura di Associazione Culturale “Amici di Sepino”